growin' (maybe) |
accusation denial denali. I go about things the wrong way. more than meets the eye. my head, your shelter. a sense of wonder only slightly used. frankly I've never been able to remember if I have a Owen Wilson's nose or just a sharp self-irony. so long and thanks for all the fish. "My hovercraft ..." (pantomimes puffing a cigarette) "... is full of eels." (pretends to strike a match) |
È il momento in cui bisogna stare calmi, in cui non dovrei riversare nulla di scritto per non avere sotto gli occhi quello che a distanza di breve tempo potrei leggere come “tempi felici passati”. E già solo così mi si inumidiscono gli occhi.
Questo ostinarsi a tenere tutto sospeso, a vivere solo oralmente e emozionalmente questa intensa inquietudine, pedalando forte respirando profondamente ascoltando questo respiro percependo il freddo delle lacrime che si asciugano sulle guance col vento, fa parte di un’insicurezza di fondo nelle mie capacità carismatiche che non ho ancora saputo dominare.
Eppure questa volta scrivo, dolorosamente, perché se qualcosa andrà storto dovrò tornare su queste pagine e affrontare ciò che ho perduto. Se l’ho perduto. Ma perché dovrei pensare che l’ho perduto?
Ho colpito una persona nel profondo. Posso dirlo. Ma quanto potrà resistere senza di me? Dopo quanto le cose che abbiamo condiviso diventeranno ricordi annacquati di cui poter quasi fare a meno, o da rivivere ridimensionati?
Le relazioni che si susseguono, i rapporti che allaccio con persone speciali, a ondate diventano sempre più qualitativamente preziosi. Sento che riesco a comunicare qualcosa di abbastanza speciale. So entrare in alcune interessantissime solitudini, e so farlo in punta di piedi.
Ho percepito grande sincerità e mi ha scaldato il cuore. Ma quanto posso dirglielo prima di apparire petulante? Quando questa severità con me stessa diventa pericolo reale?
Non saprei dire se sono una persona che ha bisogno di essere rassicurata; mi affido a comportamenti familiari, a schemi che ad esempio hanno permesso l’amore fra i miei genitori e mi sembra tutto così irraggiungibile da una come me, forse docile, forse scialba, forse stabile, forse troppo noiosa per rimanere impressa.
Sto scrivendo, mi interrompo per fuggire in bagno e guardare il mio riflesso nello specchio mentre piango, proprio come piangevo nel suo bagno pregando supplicando qualche indefinito essere superiore, lui, me, il mondo, che non intervenga nessun elemento di qualsiasi natura a interrompere tanta empatia genuina leggera e bella.
Per una volta nella mia vita, lasciami ottenere ciò che voglio. Sarebbe la prima volta.