growin' (maybe) |
accusation denial denali. I go about things the wrong way. more than meets the eye. my head, your shelter. a sense of wonder only slightly used. frankly I've never been able to remember if I have a Owen Wilson's nose or just a sharp self-irony. so long and thanks for all the fish. "My hovercraft ..." (pantomimes puffing a cigarette) "... is full of eels." (pretends to strike a match) |
Oscillando fra piane routine penso a quanto possa essere nocivo leggere libri di narrativa, quelli che inconsapevolmente scelgo fra i più struggenti.
Riverso passaggi e riflessioni nella vita quotidiana; spero di ritrovare nello sguardo di qualcuno una particolare attrazione descritta in questo o quell’altro libro. Cerco un sorriso timido che si spegne in un’occhiata nell’opposta direzione, i tempi morti dolci mentre si evitano le parole sciatte, l’interesse sincero per le nostre opinioni unite. Ma quando ritrovo questi sguardi d’affezione in persone per me non rilevanti, che, per un motivo o per l’altro, come legittimo per tutti, non vorrei entrassero troppo nella mia vita, ho il mio modo bizzarro di chiudermi a guscio, con dei comportamenti che vorrei fossero misurati, gentili e non fraintendibili e invece spesso risultano l’esatto contrario.
Temo di non sapere padroneggiare i silenzi neutri perciò parlo.
Temo di essere troppo fredda e invece appaio troppo gentile e interessata.
Mi vedo, mi sento, mentre mi comporto così e sembro incapace di darci un taglio come sanno fare gli altri senza troppo pensarci.
Offro speranze - e a volte lo so cogliere nei loro occhi, anche se non ci credo mai fino in fondo, ed è un fondo a cui non voglio arrivare - perché inizio a raccontare di me, come sotto Penthotal, per paura dell’equivoco. Mi guardo dall’esterno e mi chiedo quanto sia giusto o normale per un qualsiasi personaggio narrativo comportarsi in questo modo eccessivamente sorridente, eccessivamente accogliente, eccessivamente masochista.
Mi chiedo oltretutto perché dovrebbe fregarmene, ma a questo quesito non trovo risposta neanche se mi impegno, perciò mi interesserebbe saperlo e basta.
Altre volte leggendo di dettagli di mani incrociate, movimenti leggeri, letti disfatti inondati di luce, reinterpreto comportamenti di persone per me rilevanti che hanno interagito con me e so solo sottrarne l’affetto e renderli di nuovo casualità buffe.
Gesti che non hanno mai significato nulla, per quanto eloquenti, perché i sentimenti sono troppo arbitrari e soprattutto volatili: è plausibile che dall’oggi al domani un rapporto, una necessità di donare cure, una volontà di approfondire la conoscenza con una persona si spenga di colpo. Dopotutto non siamo personaggi di un libro.