growin' (maybe) |
accusation denial denali. I go about things the wrong way. more than meets the eye. my head, your shelter. a sense of wonder only slightly used. frankly I've never been able to remember if I have a Owen Wilson's nose or just a sharp self-irony. so long and thanks for all the fish. "My hovercraft ..." (pantomimes puffing a cigarette) "... is full of eels." (pretends to strike a match) |
“Poteva pensarla solo oscurata, mentre si sfilava la T-shirt con un braccio che le faceva ombra sulla faccia.
Così per un’ultima volta voglio andare in cerca di Zinka.
Era nel suo appartamento, davanti al televisore, nel soggiorno decorato con stampe di covoni, una facciata di cattedrale che si disintegrava nel crepuscolo. Rimase lì seduta finché ci fu luce, poi andò a dormire. E più tardi quella notte, come sempre, quando Niko tornò a casa si infilò nel letto di Zinka, dove Zinka stava facendo del suo meglio per formare una lettera S. Il letto era in realtà un divano. Si camuffava da letto nell’oscurità della notte. La fodera era di poliestere a coste, tinto di grigio. Niko cercò di seguire il respiro che le faceva salire e scendere il petto, nitidamente contornato da un lenzuolo. Cercò di sincronizzare il proprio respiro con quello di lei. Nello stesso modo in cui, nelle mattine grigie prima della scuola, quando aveva otto anni e nevicava, si infilava nel letto accanto a sua madre, e cercava di far coincidere il suo respiro con quello di lei. Qualcuno una volta gli aveva detto che la respirazione degli uomini era più veloce di quella delle donne, e questo era il motivo per cui le donne vivevano più a lungo. Così cercava di calmare il proprio respiro.
Molto lentamente, Niko cominciò a muoversi.
Provò la sua solita combinazione di erotico e sgradevolmente triste. Mentre trafficava dentro Zinka, mentre lei giaceva sulla pancia, con le gambe piegate in angolazioni che lui non poteva cambiare, che non gli avrebbero permesso di allungarsi nel modo che forse sarebbe piaciuto a Niko, cercò di convincersi che sebbene quella non fosse la vita da sogno che si era immaginato, forse era abbastanza. Forse Niko era felice.
Ma non ci riuscì.
No, molto tempo dopo aver finito con Zinka, che stava facendo finta di essere addormentata, Niko era ancora sveglio a guardare le forme dei libri fondersi e sfocarsi contro il muro, nel buio, nel crepuscolo dell’alba, sì, molto dopo la sua sconfitta di gemiti e singulti quando si era sollevato sopra di lei, pugnalato alle spalle dal proprio leggero orgasmo. Mentre Zinka giaceva lì, immaginando tutte le altre vite che avrebbe potuto vivere.
E poi si addormentarono.”